Con “Istruzioni per uccidere il primo amore” Mico Argirò firma uno dei suoi brani più incisivi: una riflessione lucida – e volutamente scomoda – sull’inevitabilità della fine del primo amore e sul “come” metterla in atto. Il titolo dichiarativo non è un vezzo: il testo procede davvero per istruzioni, imperativi e avvertenze, trasformando il lessico della separazione in un piccolo manuale etico- sentimentale. L’“uccisione” è metafora di un taglio netto, opposto ai tira e molla: niente veleno lento, niente distanze comode, ma responsabilità, mira, decisione.
La scrittura alterna immagini tenere e fendenti improvvisi; le incursioni dialettali e carnali amplificano la fisicità del gesto, sporcando di vita un dispositivo letterario che poteva restare solo concettuale. Il ritornello, con la formula “se devi… fallo ora / prendi la mira”, scolpisce un hook memorabile che regge più ascolti senza perdere intensità.
Sul piano sonoro (Tippin’ The Velvet – ADA/Warner) il brano abita una terra di mezzo originale: pulsazione popolare e groove moderno, strati elettronici misurati, un “muro di cori” che apre il panorama e richiama certi impasti tra cantautorato classico e pop contemporaneo. Si intravede un ponte ideale tra la ballata alla Dylan/Celentano evocata dall’autore e un’attitudine odierna alla produzione, asciutta ma d’impatto, fatta per esplodere dal vivo.
Nel percorso che sta costruendo verso Antologia d’amore – dopo “Mina e Celentano” e “Lezioni di tenebra” – questo singolo aggiunge un tassello necessario: la faccia crudele dell’amore, quella della scelta irreversibile, raccontata senza moralismi e senza edulcorare. Proprio lì il pezzo vince: nel mostrare che la “buona fine” di un primo amore non è assenza di dolore, ma chiarezza di gesto.
In breve: testo forte, idea concettuale coesa, ritornello-mantra, produzione che unisce tradizione e presente. Un singolo maturo, capace di dividere per linguaggio ma destinato a restare per onestà.





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