Il 2025 ha segnato un’accelerazione evidente nel mercato musicale. Alla fine dell’anno, sulle piattaforme di streaming erano disponibili circa 253 milioni di tracce, quasi 38 milioni in più rispetto all’anno precedente. Significa una media di circa 106.000 nuovi brani caricati ogni giorno.

Il problema non è quindi trovare musica da ascoltare. Il problema è riuscire a scegliere una canzone in mezzo a un’offerta praticamente infinita.
I dati mostrano quanto sia difficile emergere: nel 2025 circa l’88% dei brani presenti sulle piattaforme non ha superato i 1.000 ascolti annuali. Quasi la metà delle tracce disponibili ha ottenuto non più di dieci stream durante l’intero anno. Questo significa che oggi pubblicare un brano non rappresenta più un evento. È soltanto l’ingresso in un catalogo composto da centinaia di milioni di alternative.

L’intelligenza artificiale ha cambiato ulteriormente il mercato
Dal 2025 chiunque può generare una base, una voce, un testo, una copertina e persino un videoclip senza avere necessariamente studiato musica, suonato uno strumento o lavorato con musicisti e produttori.

I dati di Deezer rendono evidente la velocità del cambiamento. Nel gennaio 2025 la piattaforma riceveva circa 10.000 brani interamente generati con AI ogni giorno, pari al 10% delle nuove consegne. Ad aprile erano già oltre 20.000, mentre a novembre erano diventati circa 50.000 al giorno.
Nell’aprile 2026 Deezer ha dichiarato di ricevere quasi 75.000 tracce AI al giorno, pari a circa il 44% di tutta la nuova musica caricata sulla piattaforma. Sono dati riferiti a Deezer, non all’intero mercato, ma mostrano chiaramente la direzione presa dal settore.

L’intelligenza artificiale non ha creato il problema della sovrabbondanza, ma lo ha moltiplicato. Oggi si possono produrre e distribuire decine di brani in tempi brevissimi. Di conseguenza, un artista che ha studiato, investito nella propria formazione e lavorato per mesi a una canzone compete anche contro produzioni create in serie.

Il pubblico non riesce più a distinguere ciò che merita attenzione
Davanti a questa quantità di contenuti, l’ascoltatore non valuta ogni brano in base alla sua qualità.
Semplicemente non ha il tempo materiale per farlo.
Una canzone può essere ottima e rimanere invisibile. Un’altra può essere musicalmente debole, ma ottenere attenzione grazie a un video efficace, a un personaggio riconoscibile, a una polemica o a una campagna pubblicitaria insistente.

La qualità resta importante, ma non garantisce più la scoperta.
Il pubblico, inoltre, è continuamente esposto a reel sponsorizzati di artisti sconosciuti, nuove uscite, voci artificiali e progetti costruiti per attirare pochi secondi di attenzione. Anche quando un frammento piace, è raro che la persona interrompa la navigazione, apra Spotify o YouTube, cerchi il titolo, ascolti il brano completo e lo salvi. Il vero ostacolo non è ottenere tre secondi di attenzione. È trasformare quella breve attenzione in un ascoltatore reale.

Pubblicare non significa essere scoperti
La distribuzione digitale ha reso possibile a chiunque entrare su Spotify, Apple Music, Deezer e YouTube. Ma ha democratizzato soltanto la pubblicazione, non la visibilità.
Essere presenti sulle piattaforme significa essere disponibili. Non significa essere proposti al pubblico, inseriti nelle playlist importanti o ricordati.
Per questo la domanda non dovrebbe più essere:
“Come faccio a pubblicare il mio brano?”
La domanda reale è:
“Perché una persona dovrebbe scegliere proprio il mio brano tra oltre 250 milioni di alternative?”

Nella seconda parte parleremo di ciò che accade dopo la pubblicazione: artisti che spendono centinaia di euro per produrre una canzone ma quasi nulla per promuoverla, campagne rivolte a persone non realmente interessate, blog letti soprattutto dagli stessi musicisti, piccole etichette che aspettano il “boccone” e occasioni locali completamente trascurate.